Lo strano caso dell’ossimetro imperfetto

Ci è capitato che alcuni pazienti, la sera in cui si preparano ad effettuare l’esame di polisonnografia, ci contattino preoccupati sostenendo che il nostro ossimetro non funziona come dovrebbe. Hanno confrontato i valori di saturazione rilevati dal nostro ossimetro con quelli di un ossimetro da loro posseduto e la lettura risulta diversa.

Pazientemente spieghiamo che è una situazione assolutamente normale e prevedibile e che la misurazione effettuata dal nostro ossimetro per la rilevazione delle apnee notturne sarà del tutto accurata e affidabile.

In questo articolo ne spieghiamo il motivo.

Ma prima un po’ di teoria

Durante la polisonnografia notturna uno dei parametri fondamentali che vengono misurati è la cosiddetta SpO2, cioè la percentuale di emoglobina nel sangue che è satura di ossigeno. Senza entrare troppo in dettagli tecnico-medici, possiamo dire che è un valore espresso in percentuale che da una misura istantanea della quantità di ossigeno trasportato dal sangue. Valori alti (prossimi al 100%) indicano che il sangue sta trasportando la massima quantità di ossigeno immagazzinabile per cui il corpo si trova in una condizione ottimale. Valori più bassi indicano una carenza di ossigeno nel sangue che è tanto più critica quanto più basso è il valore.

E’ un parametro molto importante per lo studio della sindrome delle apnee notturne (OSAS), in quanto nel momento in cui l’evento di apnea si verifica ed il paziente smette di respirare (o il flusso respiratorio diminuisce) l’ossigeno incamerato tramite la respirazione diminuisce per cui la SpO2 può calare sensibilmente. Correlando il valore di SpO2 con gli altri parametri cardiaci e respiratori misurati durante il sonno si riesce a fornire un quadro molto preciso delle apnee.

L’ossimetro è lo strumento che misura tale valore. È una sorta di “orologio” da polso che grazie ad una sonda applicata su una delle dita registra il valore di SpO2 durante tutto l’arco della notte.

Il paziente scettico

Torniamo al nostro paziente con il suo ossimetro personale. Alcune persone utilizzano un ossimetro per vari ragioni. Possono avere delle condizioni mediche per cui è necessario misurare la SpO2 durante la giornata. Può essere utile agli sportivi per monitorare il proprio allenamento. Sono modelli portatili di varia qualità e prezzo che possono essere forniti dal SSN, oppure acquistati normalmente nelle farmacie, in negozi specializzati e ovviamente su internet.

Utilizzando nello stesso momento due ossimetri su due dita diverse, oppure i due ossimetri su uno stesso dito in rapida successione si possono avere letture di SpO2 che si discostano l’una dall’altra di qualche punto percentuale (fino al 3-4%).

Ecco un esempio reale in cui un nostro paziente ha utilizzato due ossimetri su due dita diverse nello stesso momento (il nostro è quello a destra – modello Nonin di colore nero) e in cui viene rilevato uno scarto di SpO2 del 3% (98 contro 95).

ossimetro-1.png

Cosa succede a questo punto? Il paziente ci chiama dicendoci “Il vostro ossimetro non funziona correttamente”.

Ora la primissima risposta che verrebbe da dare è, ci sono due ossimetri, di cui uno (il nostro) è un modello professionale, certificato ed uno dei più utilizzati in tutte le strutture pubbliche e private italiane per effettuare questo tipo di rilevazione mentre l’altro (quello del paziente) è un modello acquistabile per poche decine di euro in farmacia o su internet. Verrebbe naturale quindi rispondere al paziente, non pensa che potrebbe essere il suo ossimetro a non funzionare?

Però la risposta che vogliamo dare è più articolata e ci vogliamo porre nell’ipotesi in cui anche l’ossimetro posseduto dal paziente è della stessa qualità ed accuratezza del nostro.

Quindi la domanda che ci poniamo è. È possibile che due ossimetri della stessa qualità, entrambi perfettamente funzionanti diano una lettura istantanea di SpO2 diversa? La risposta è: assolutamente SI.

Perché?

Il motivo principale risiede nel fatto che questo tipo di dispositivi calcola la SpO2 utilizzando un metodo indiretto che consiste nell’inviare determinate frequenze di luce (rosso, infrarosso) nel tessuto del dito e nel ricavare il valore della SpO2 misurando il tasso di assorbimento delle diverse frequenze di luce in quanto l’emoglobina satura di ossigeno assorbe frequenze diverse dell’emoglobina desaturata.

E’ un metodo indiretto la cui accuratezza di misurazione in generale è influenzata da molti fattori alcuni dei quali sono: tipologia di sensore e modalità con cui viene applicato, circolazione del sangue nel dito non ottimale, luce eccessiva o presenza di onde elettromagnetiche nell’ambiente, farmaci assunti dal paziente, emoglobina anormale, eccessivo movimento del paziente, pulsazioni venose.

La misurazione effettuata con l’ossimetro è quindi una stima del valore reale dell’SpO2 che si potrebbe misurare con totale accuratezza soltanto attraverso un prelievo del sangue arterioso.

Per questo motivo i produttori di ossimetri forniscono nelle specifiche del prodotto un parametro che indica l’errore massimo nella misurazione (o stima) della Sp02.

ossimetro-errore

Quella sopra riportata è un estratto della specifica dell’ossimetro Nonin che utilizziamo nei nostri esami polisonnografici. Come detto è uno dei più affidabili e noti sul mercato e viene utilizzato diffusamente in ospedali e cliniche in tutta Italia. Ciò nonostante andando a leggere il parametro di SpO2 Accuracy si vede che il margine di errore nella misura può essere di + o – 2%.

Ecco quindi svelato l’arcano. Essendo una stima del valore reale, il valore misurato è soggetto ad un errore. Utilizzando due ossimetri diversi anche della stessa qualità o addirittura della stessa marca e modello si può avere uno scostamento nella misurazione di diversi punti percentuali.

La SpO2 e l’esame polisonnografico

Ci si può chiedere se tale errore nella misura della SpO2 possa andare a compromettere la validità dei risultati dell’esame di polisonnografia.

La risposta è no per diversi motivi. Durante la polisonnografia non è importante il valore istantaneo della SpO2 ma piuttosto l’andamento nel tempo di tale valore e soprattutto la correlazione tra tale andamento e gli altri parametri biologici rilevati (eventi respiratori, sforzo toracico, russamento, etc).

Utilizzando modelli matematici, il software del polisonnografico mette in relazione tutti i parametri biologici misurati durante il sonno andando a comporre un quadro delle apnee che rende l’eventuale piccolo errore di misura nella SpO2 istantanea non significativo per il risultato ottenuto.

Conclusioni

Riepilogando quanto detto, le cose da tenere a mente sono:

  • la misura di SpO2 effettuata con ossimetro è per sua natura una stima approssimata del valore reale
  • ogni ossimetro ha un margine d’errore nella misura che è dovuto a vari fattori che non sono da imputarsi soltanto alla qualità ed efficienza del dispositivo stesso
  • è normale che dispositivi diversi possano misurare valori diversi
  • lo scarto dei valori rilevati da due diversi dispostivi è determinato dal margine di errore di ogni dispositivo e può raggiungere diversi punti percentuali
  • nel caso di esame polisonnografico, l’eventuale (piccolo) errore di misura del valore istantaneo della SpO2 non compromette la validità del risultato ottenuto per quanto riguarda il quadro della apnee.

 

Il Team Sonnochecksonnocheck.it


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