Più giovani dopo 1 mese di CPAP

Uno studio dell’Università di San Paolo in Brasile su pazienti che soffrivano di Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS) ha dimostrato che dopo essere stati sottoposti a terapia ventilatoria con CPAP per 1 mese, essi apparivano più giovani rispetto all’inizio della terapia.

Scopo e metodo dello studio

Lo scopo era quello di verificare se somministrare la terapia CPAP a pazienti affetti da OSAS avesse effetti ringiovanenti sull’aspetto del viso, se paragonato alla somministrazione di una terapia placebo.

Lo studio ha riguardato 30 pazienti con grado di OSAS severo. Sono stati sottoposti ad un periodo di 1 mese di terapia con CPAP e ad 1 mese con placebo (dilatatore nasale) con 15 giorni di distanza tra i due periodi.

Sono state scattate loro delle foto all’inizio e alla fine di ogni periodo e le foto sono state poi sottoposte a 704 osservatori esterni a cui è stato chiesto di dare una valutazione dell’età, dello stato di salute, di stanchezza e dell’attraenza dei pazienti. Gli osservatori ovviamente non conoscevano la condizione dei pazienti né il tipo di esperimento in corso.

Risultati

I pazienti avevano un’età media reale di 46 anni ed erano suddivisi in 21 uomini e 15 donne.

Questi i risultati:

Si vede subito che la differenza tra età percepita prima dell’esperimento e dopo la terapia CPAP è alquanto significativa. Da 53.9 a 47.9. Praticamente dopo la terapia CPAP i pazienti apparivano di 6 anni più giovani.

Altro aspetto interessante da sottolineare è la differenza tra l’età percepita prima dell’esperimento e l’età reale. Gli osservatori hanno valutato i pazienti di ben 8 anni più vecchi di quanto fossero in realtà (46 contro 53.9). Questo potrebbe essere un’indicazione degli effetti deleteri che il degrado della qualità del sonno dovuta all’OSAS provoca a lungo termine sull’aspetto delle persone e quindi anche sullo stato di salute generale.

Conclusioni

Sicuramente l’esperimento ha una validità limitata visto l’esiguo campione di pazienti coinvolti (30). Tuttavia può servire come punto di partenza per effettuare ulteriori studi sull’argomento e comunque può rappresentare un forte motivatore per le persone affette da OSAS (o che potrebbero esserlo) ad intraprendere un percorso di diagnosi e cura appropriato.

L’articolo originale (in inglese) che descrive lo studio può essere trovato sul sito della US National Library of Medicine cliccando qui.

Il Team Sonnocheck

sonnocheck.it

Photo by bruce mars from Pexels

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